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lunedì 7 giugno 2010

Il ciambellone alle nespole e mele renette



INGREDIENTI


250g zucchero bianco
250g di farina 00
4 uova intere
130g di olio di semi (di girasole è meglio)
130g di latte (intero è meglio)
1/2 bicchierino da caffè di liquore (rum, brandy..)
la scorza grattuggiata di un limone
1 bustina di lievito per dolci (io uso il Bertolini)
2 mele renette
8-10 nespole a seconda della grandezza
un pezzetto di burro per imburrare la teglia (ne basta un quadratino)
zucchero di canna per guarnire




Parafrasando Baricco, le nespole sono le sorelle stupide delle albicocche. 
Colore simile, forma similare, consistenza simile, ma sapore effettivamente più delicato.
Ma perchè mai, mettere nespole in un ciambellone?
Mah, primo perchè sono di stagione, secondo perchè mia mamma ieri si è presentata con una cartata di nespole prese dall'albero del cortile del suo palazzo, quindi dopo averle assaggiate, e scoperto che non sono neanche malaccio (magari un po' anonime come sapore ma buone) mi è sembrata una buona idea quella di affiancarle alle due mele renette che da un po' facevano capolino nella parte bassa del mio frigo.
Le mele renette invece, per chi non le conoscesse, sono delle brutte mele asprigne e che secondo me allappano pure un po', quindi poco mangiabili, ma favolose in cucina.
Il ciambellone che vado a proporvi è una ricetta che ho preso da Maria, una amica di mia mamma. Lei fa un ciambellone che è una favola. Io lo faccio uguale uguale: stessi ingredienti, stesse dosi, stessa dedizione, magari forno diverso, ma non capisco come, il mio ciambellone è molto buono (modestia a parte) mentre il suo è superlativo. E' un po' come un limite di una funzione f(x) per x che tende all'infinito: gli puoi star dietro, ma tanto prima o poi se ne va e non la pigli più.
Diciamo che è ormai abitudine che quando Maria fa il ciambellone, ne regali un pezzettino a mamma, che me lo propone dopo cena. Io tutte le volte lo osservo, lo annuso, lo taglio, lo metto in bocca sempre sperando che sia come il mio, ma no: porca puttana tutte le volte quel cavolo di ciambellone è tremendamente favoloso, mentre il mio è solo molto buono. Poi mamma dice: "dai, portati a casa quello che è rimasto e ci fai colazione". Io di solito ringrazio, rifiuto e mi punisco con the, fette biscottate e marmellata troppo dolce.


Ok, detto questo passiamo alla ricetta vera e propria, e scusate lo sfogo, che tra l'altro mi ha fatto risparmiare dei soldi che prima o poi avrei speso in analisi, una volta colto da "raptus ciambellonico" ossia quello che ti fa uccidere le amiche della mamma più brave di te.




Il metodo che uso io è quello del "meno sporchi e meno fatichi, meglio è", voi però potete fare quello che volete, ma se volete imitarmi, vi serve una frusta elettrica con le sue simpatiche estremità, sia quelle per montare (le tipiche bombate) che quelle per impastare (a tortiglione), più una zuppiera capiente.
Cominciate con l'unire con una forchetta nella zuppiera lo zucchero ai soli rossi delle uova. I bianchi li tenete da parte e con le fruste (per montare) li montate a neve. Questo passo non è necessario, ma fortemente consigliato visto che il dolce ne guadagna in aria e quindi in sofficità, che le mattonelle vanno bene, ma solo per l'edilizia. Vi ricordo inoltre che i bianchi sono pronti quando non ne vogliono sapere di uscire dal recipiente alto e stretto nel quale li state montando.
Fatto ciò aggiungeteli all'impasto nella zuppiera mentre mescolate il tutto con le fruste a tortiglione (quelle per impastare). Poi inserite tutti i liquidi: il liquore, il latte e l'olio. 
Grattate anche la scorza di un limone ben lavato e mettetela nell'impasto. 
Per ultima ci va la farina che aggiungerete a cucchiaiate sempre mentre mescolate con le fruste a tortiglione. Se evitate di buttare la farina tutta insieme proprio sopra le fruste rotanti, il che potrebbe anche essere divertente come effetto scenico, visto che farebbe esplodere il motore delle fruste e creerebbe l'effetto nebbia della discoteca, vedrete che tutto si amalgamerà ben bene, senza sporcare le pareti di casa e senza fare grumi. Fico, no? 
Il composto rimane abbastanza liquido: non preoccupatevi, va bene così, il ciambellone risulterà bello soffice, diciamo non come quello di Maria, ma almeno sarà mangiabile anche da chi ha una dentiera ballerina.


Ora passiamo alla teglia. Imburratela bene (che vuol dire: dovunque!) con un pezzetto di burro e poi mettete un cucchiaio di farina nella teglia e ruotandola fatela attaccare al burro. Questa cosa che effettivamente può sembrare una inutile complicazione eviterà la spiacevole distruzione del ciambellone in pezzi quando lo leverete dalla teglia, e vi salverà dalla scomunica nel caso, tra l'altro molto probabile, di proferimento di "parole grosse". Quindi poche storie:fatelo e basta, poi mettete la teglia in frigo che sennò vi si squaglia tutto.


E' arrivato il momento di accendere il forno con temperatura impostata a 190 gradi.


Passiamo alla frutta. Sbucciate le nespole, togliendo gli ingombranti semi e la pellicina che li riveste, poi fatele a cubettini piccoli. Sbucciate le renette, e tagliatele a fettine sottili (3-4mm).


Aggiungete il lievito all'impasto, mescolate poi versatelo nella teglia imburrata ed infarinata. Poi fate prima cadere i quadretti nespole su tutta la superficie della teglia, e visto che l'impasto è liquido piano piano affonderanno, quindi infilate verticalmente le fettine di mela disposte a raggiera, sempre per tutta la superficie dell'impasto.
Se ce l'avete, mettete dello zucchero di canna sulla superficie, che renderà croccante la parte alta della torta, e poi infornate.


Ci vuole (con il mio forno a gas) circa un'ora a 190°, ma dopo 50 minuti infilzate la torta con uno stuzzicadenti (meglio se lungo) e sentite se è asciutta. 
Notate che se è bagnata potrebbe voler dire due cose:
1) è cruda, ma se sopra la torta è scura è poco probabile,
2) avete infilzato una mela. In questo caso assaggiate lo stuzzicadente. Se sa di mela, beh, avete beccato la mela, quindi infilzate altrove. 


Buon appetito!!


venerdì 21 maggio 2010

La mia Crostata (senza strisce) di Ricotta e Visciole



INGREDIENTI



per la frolla:
300 g di farina
150 g di zucchero bianco
150 g di burro 
3 tuorli d'uovo (i rossi)
scorza di limone grattuggiata
un pizzico di sale
(e se proprio ci volete le strisce sopra,
 aggiungete 1/3 in più di ingredienti)


per il ripieno:
400 g di ricotta vaccina (meglio se di gusto delicato)
100 g di zucchero
1 uovo intero (tutto!!)
1/2 tazzina di caffè di liquore (sambuca, rum o cherry, ma io ho usato il brandy che era l'unico che avevo)
2/3 barattolo di confettura di visciole da 350g, quindi 230g circa
zucchero a velo per la guarnizione.


Diciamo che ne ho sempre sentito parlare, senza aver mai aver avuto l'occasione di gustarla.
Tipica romana di tradizione ebraica, mi dicono:"devi assolutamente andare da Boccione al Ghetto ad assaggiarla", e di qua e di la, ed è buonissima con le visciole che sono un po' aspre, ecc ecc.
Io mi fido, anzi vorrei assolutamente assaggiare codesta bontà, peccato che come da tradizione ebraica, Boccione di sabato sia chiuso, ed io che non è che ho tempo da perdere in centro durante la settimana, non sono mai riuscito a passarci ed a trovarlo aperto, maledicendo me stesso che me ne dimentico, e pure un po' la non coincidenza dei nostri calendari.
In più mi ricordo (o mi pare di ricordare) che papà quand'ero piccolo faceva i barattoli le visciole sotto lo zucchero, poi le lasciava al sole e lo zucchero si squagliava e ne veniva fuori una cosa meravigliosa.
Quindi ho pensato: "sai che c'è, mo 'sta crostata me la faccio da me, che di sicuro viene buona lo stesso". 
(E certo, che senza termini di paragone per forza bona adda venì...)

Sul web ci sono 1000 ricette base per la crostata, io scelgo quella di Nadia "precisina"
un po' perchè io do poca confidenza agli sconosciuti mentre lei la conosco personalmente (ed è pure brava!), un po' perchè mi pare che sia quella con la lista ingredienti più equilibrata, forse con il ripieno un po' dolce per i miei gusti, ma ora le dosi sono corrette "a modo mio".

Subito si palesa il primo scoglio: trovare 'sta cacchio di marmellata di Visciole, che pare non ce l'abbia nessuno, e che di solito, se la trovi, è allungata con le amarene.
Per far ciò spedisco Vale ed il suo fido Zoomer da Castroni a Cola di Rienzo, che per chi non lo conoscesse, (ma ne dubito che oramai anche al raduno "Foodies in Rome" dei Foodbloggers siamo passati da Castroni) è un meraviglioso negozio di Roma dove uno trova tutto quello che di solito non trova altrove, soprattutto se si tratta di cibo straniero.
Di li, la Vale mi torna con il suo magnifico trofeo: la Visciolata della Azienda Agrimontana di Borgo S.Dalmazzo (CN). La apro, è morbida, asprigna e con le visciole ancora intere dentro (per carità, intere ma senza nocciolo..)

Secondo scoglio: << musica di sottofondo >> da-da-daaaa << SUSPANCE >> la terribile pasta frolla!
Gli storici (ma anche gli stoici) sostengono che la pasta frolla sia un'entità a se, che possa vivere di vita propria. Ama il burro freddo del frigo, odia essere toccata a lungo e soprattutto con le mani calde, e se non si seguono queste regole impazzisce. Ma guarda te. Manco fosse una donna.
Non so se poi bisogna anche tenerla lontana dalla luce forte, se non vada assolutamente bagnata, o se le si possa dare da mangiare dopo la mezzanotte, ma indaghero. (Tranquilli, sto scherzando...).


C'è quindi chi per approcciarla con la cura che merita usa stratagemmi molto fantasiosi come lavorarla in una ciotola dentro un'altra e con in mezzo del ghiaccio, o mettere le mani sotto l'acqua fredda ogni tanto mentre la si impasta per raffreddarle...
Io spaventato da tutti 'sti racconti, ho fatto qualche ricerca su internet, ed ho trovato il video di questo cuoco che parla in modo per me incomprensibile, ma di certo agisce in modo incontrovertibile.
Quindi se con quelle manone lui la può fare e senza fretta e barbatrucchi che tutti mi prospettano, la posso fare pure io. Esecucinoio...
Metto la farina, lo zucchero, la scorza di limone grattuggiata e una presa di sale in una normalissima ciotola, mescolo il tutto, aggiungo i 3 tuorli d'uovo, mescolo ancora metto infine il burro tirato fuori dal frigo e subito tagliato a dadini, quindi comincio a mescolare con le mani. 
Viene sabbioso, tipo cianfrugliare con le mani sulla spiaggia. 

Eccola la, lo sapevo mi è impazzita la pastafrolla. 

Mentre mescolo chiudendo e aprendo le mani per amalgamare il burro alla farina mi passano per la mente tutte le raccomandazioni, ed io che me n'ero fregato altamente... 
Forse ci andava lo zucchero a velo, forse le uova andavano intere, forse avrei dovuto farmi venire i geloni e con le mani di ghiaccio poi impastare per bene, forse avrei dovuto usare proprio una ciotola di ghiaccio, tipo il bicchiere della (brrr) Brancamenta...
...invece no, impasta e impasta, mi viene fuori un bel pezzo di Dido giallo giallo, come le gomme Brooklyn Tuttifrutti.
Finisco di impastarla sul tavolo, ma poco, giusto un minuto, gli do una forma incartabile con la pellicola trasparente e via in frigo per un'oretta, che così le passano i bollenti spiriti.
In un'altra ciotola mescolo con una frusta, che fa tanto sadomaso, la ricotta, il liquore e un uovo intero allo zucchero, finchè il tutto non diventa cremoso come lo yogurt, e metto in frigo pure questo che così intanto fa conoscenza con la frolla.

Passata l'ora, tiro fuori la frolla e la stendo sulla carta forno con un po' di farina sopra, che così non si attacca al mattarello. Inizialmente è dura come il Pongo in frigo. Pian pianino si convince e si fa stendere. Prendo le misure con la teglia e la allargo fino a coprirla bene e ad avere un po' di bordo. Viene spessa 3/4 di centimetro, bene così!
Ora prendo la frolla dalla carta forno e la appoggio sulla teglia. La carta mi aiuta a metterla bene nella teglia fino al bordo senza romperla. Taglio via il superfluo sopra il bordo teglia e levo la carta.
E' il momento delle visciole. Con un cucchiaio ne spalmate un po' sulla frolla, a vostro gusto, io ho consumato 2/3 di barattolo ma c'è chi lo mette tutto ed ha uno strato più alto di marmellata. Sopra la marmellata versate il composto di ricotta, quindi muovete la teglia in modo che il tutto si diventi bello piano e liscio. 
Quindi portate il forno a 180 gradi e infornate per un'oretta.

In teoria la ricotta dovrebbe colorarsi sul marroncino e questo indica che la crostata è pronta, ma a me non è successo, quindi come consiglio, vi dico di regolarvi sul colore della frolla. Da gialla diventa marrone biscotto, e a quel punto sfornate.

Ora è necessario pazientare per un'ora prima di togliere la torta dalla teglia perchè si deve freddare e la ricotta si deve compattare. Se la tagliate ora, oltre alla dissenteria, rischiate di rovinare pure la crostata. Vi ho convinto?

Una bella spolverata di zucchero a velo, un po' di marmellata sopra (se ve n'è rimasta) o un frutto rosso, e voilà la crostata è belleppronta! 

Buon appetito!


sabato 27 marzo 2010

Il tiramisù








INGREDIENTI:

- Il caffè di una macchinetta da 6 tazze;
- 5 uova intere;
- 5 cucchiai di zucchero bianco;
- 1/2 kg di mascarpone (2 confezioni) della Granarolo;
- cacao amaro in polvere Perugina;
- 1 pacchetto di savoiardi Vicenzovo da 200g.


Si. Ci sto prendendo gusto.

Cucinare è divertente, ma e soprattutto è un rito.
Un rito che inizia con lo stilare la lista degli ingredienti, poi col passare al supermercato per comprare tutto quello che manca, e soprattutto quello che non serve, ma che servirà prima o poi e sarà inserito in un'altra ricetta, più qualche strumento che nella mia cucina starebbe proprio bene, e "...che fai? lo lasci li?".


Beh, oggi, mi sono messo di buona lena e con l'aiuto di Sara ci siamo gettati a capofitto a fare la sua specialità: il tiramisù. 
C'è da dire che qui a Roma quando si dice tiramisù si dice Pompi, meglio conosciuto come "il regno del tiramisù"; beh, io l'ho provato 'sto blasonato pasticcio di savoiardi e tranne i generosi tocchi di cioccolato fondente, che fanno bella mostra sulla sua superficie, quello di Sara non ha proprio niente da invidiargli.


Importante è, a detta di Sara, che la materia prima sia della marca giusta, pena la non riuscita del dolce. Io vi ho avvertito, poi dovrete vedervela con lei.




Ingredienti:
- Il caffè di una macchinetta da caffè da 6 tazze (io uso quello della Tazza d'Oro
, ma so di essere un esaltato, e se non siete romani, non credo possiate trovarlo con facilità. Ah, tanto per fare lo sborone, anche Dan Brown parla della torrefazione Tazza d'oro nel suo "Angeli e demoni" controllate al settimo paragrafo quando dice "At the Pantheon..")
- 5 uova intere. Fresche, o quantomeno non ancora andate.
- 5 cucchiai di zucchero bianco, che a Sara quello di canna non piace.
- 1/2 kg di mascarpone (2 confezioni) della Granarolo, che sempre Sara dice che con gli altri viene spappato.
- cacao amaro in polvere Perugina, che basta svizzeri: "italians do it better".
- 1 pacchetto di savoiardi Vicenzovo da 200g, che a detta di Sara anche da bagnati hanno una bella compattezza.


Il tutto sta giusto giusto un un frigoverre della Bormioli rettangolare 26x21, che è anche perfetto in altezza e vi permette di farci stare tutti gli ingredienti su 2 strati, tranne 2 savoiardi che mangerete durante la preparazione. 
E voglio proprio vedere chi resiste a fare la scarpetta nel mascarpone avanzato...


Ok, si comincia.
Si parte facendo il caffè. Prima lo si fa e meglio è, perché poi ci vanno inzuppati i savoiardi a mani nude: mica vorrete ustionarvi, no?
Una volta fatto, versate il caffè in un portapranzi rettangolare che vi permetta di inzuppare il savoiardo in tutta la sua lunghezza, e NON zuccheratelo.


Prendete le 5 uova e mettete i rossi in una zuppiera, ed i bianchi a parte in un'altro contenitore.


Concentriamoci sui rossi. A questi aggiungete lo zucchero e cominciate a mescolare bene (noi l'abbiamo fatto a mano), quindi tuffateci dentro tutto il mascarpone che a temperatura ambiente sarà bello morbido morbido. Mescolate bene bene con una forchetta o una frustina a mano fino ad ottenere un bell'impasto omogeneo e cremoso. Non-mangiatelo-please-che-serve-tutto!
I bianchi invece vanno montati a neve, meglio se con una frusta elettrica. 


Ora, agli occhi di un principiante come me, che ipnotizzato segue il movimento rotatorio delle fruste come quello di un calcinculo alle giostre, come si capisce quando sono montati? 
Semplice dice Sara: si prende il contenitore e con una magia degna del grande Mago Silvan si mette a testa in giù e l'uovo non deve cadere! 
Beh, io non ci credevo ma è veramente così: ho battuto l'uovo, Sara ha girato il contenitore e non è caduto nulla: incredibile! 
Intendiamoci: contenitore alto e stretto, non un piatto fondo, poi non ve la pigliate con me se vi va tutto per terra eh!
Poi, per fare uscire il composto dal contenitore l'abbiamo dovuto prendere a schiaffi, ma questa è un'altra storia...


Attenzione ora, perché questo passo è di fondamentale importanza: l'uovo montato a neve si incorpora al composto rossi-mascarpone-zucchero, areando il tutto, e girando sempre dallo stesso verso. 
Eh? Scusa, chevvordì?
Vuol dire che buttate tutto nello zuppierone e con un cucchiaio mescolate girando largo largo, e in un solo senso. 
Se non fate così verrete derisi da tutti i foodbloggers (o foodies) internazionali che vi additeranno come quella pippa che fa smontare le uova nella zuppiera! Terribile! E ricordate: i foodbloggers sanno essere dei veri bastardi quando vogliono.
Il risultato di questa alchimia sarà una giallastra meraviglia spumosa che ripeto: non-dovete-mangiare-che-serve-tutto.

Ora riprendete il caffè che dovrebbe esser tiepido e uno ad uno bagnateci appena i savoiardi, ossia li infilate da un lato, li voltate subito e li tirate fuori. I biscotti inzuppati li disponete nel frigoverre tutti belli in fila. Se avete il 26x21cm che dicevo sopra, ce ne entrano 7 dritti in fila in verticale sopra e 4 in orizzontale sotto, quindi 11 belli stretti.

Una volta disposti i biscotti versateci metà della meraviglia spumosa, in pratica in tutto, biscotti compresi, lo strato sarà alto 2 dita. Scuotete il frigoverre così il composto si appianerà e spolverate di cacao in polvere con uno spargi cacao. Il cacao smorza l'amaro del caffè, almeno credo, ma soprattutto fa quella bella striscia marrone che vi sorride dal lato del frigoverre.


Ora il secondo strato, facendo attenzione a mettere sopra i 4 savoiardi in orizzontale e sotto i 7 in verticale che il dolce ne guadagna in stabilità. Anche le case hanno i mattoni sfalsati, vi siete mai chiesti il perché? Ecco...
Versate sopra il restante spumone, appianate il tutto scuotendo il contenitore, pulite i bordi, che sennò le foto vengono male e via col cacao in polvere: abbondate! Deve venire un bel tappeto marrone a copertura.


Ora, e qui viene il brutto, il fantastico dolce necessita di 1 giornata di frigo sia per compattarsi che per permettere ai savoiardi di imbeversi a dovere. Io sinceramente la considero una ingiustizia bella e buona, quella di avere un dolce pronto ma non poterlo mangiare, e poi questo mi rende molto nervoso, ma pare che si faccia così, quindi copritelo col suo bel coperchio, o con della pellicola trasparente, mettetelo in frigo e dimenticatevene almeno per una ventina di ore.

Al termine dell'attesa si sarà compattato per bene e potrete tagliarlo a quadrotti con una paletta piatta, cercando di non romperlo, che anche l'occhio vuole la sua parte.


Buon appetito!
L


RIPENSAMENTI E MIGLIORAMENTI:
Per quanto mi riguarda, preferirei avere un tiramisù più croccante, quindi, la prossima volta alleggerirò in bagno del savoiardo nel caffè ad un solo lato, lato che poi disporrò rivolto verso l'alto così da tamponare il bagno dello spumone. Ma è solo un'idea...

Il castagnaccio dell'imbucato


 


Tanto per cominciare, riposto la mia ricetta del castagnaccio che per prima è comparsa sul blog dell'amico, anzi di più, fratello, Manuel e di Jasmine: Labna
Questa però è la mia versione originale del post.




INGREDIENTI:



mezzo chilo di farina di castagne;
80 grammi di pinoli sgusciati;
80 grammi di noci sgusciate;
80 grammi di uvetta;
un mazzetto di rosmarino fresco;
750 ml di acqua;
6 cucchiai di olio d'oliva, meglio se dal sapore delicato;
una bella presa di sale.





Ci provo. 
Si, ci provo, ho deciso: oggi cucino anch'io!
Ancora infervorato dall'esperienza del Foodies in Rome, sia perché un po' giocavo in casa, sia per la novità di trovarmi in questo ambiente a me sconosciuto dei foodbloggers, nel quale da imbucato qual'ero sono stato accolto a braccia aperte, mi sono detto: ma tu hai sempre giochicchiato con i fornelli, perché non ti ci rimetti?


Quindi, presa la decisione seria, c'era solo capire da che parte andare.
Antipasti? No forse troppo semplice, o forse no, mi sarei bruciato subito con le mani sporche di maionese impazzita tra tartine e vol-au-vent. 
Primi? No troppo difficile fermarsi a far foto e non mangiare la carbonara che di sicuro avrei proposto.
Secondi? No, non mi sento ancora pronto...
Mi sono detto, proviamo con un dolcetto, uno che mi piace tanto, ma che a Roma non si trova facilmente: il castagnaccio.


Presa come base la ricetta di giallozafferano facile, chiara e con delle belle foto, coinvolgo la mamma e le faccio la lista della spesa:


mezzo chilo di farina di castagne;
80 grammi di pinoli sgusciati;
80 grammi di noci sgusciate;
80 grammi di uvetta;
un mazzetto di rosmarino fresco da rubare da una siepe (...che quello sul balcone non si tocca che sennò si rovina).


a cui aggiungo:


750 ml di acqua;
6 cucchiai di olio d'oliva, meglio se dal sapore delicato;
una bella presa di sale.


No, niente zucchero, avete letto bene. Non serve.
La farina che mi arriva "in dono" direttamente dalla Coop vicino casa, è quella dell'Amiata: non poteva andarmi meglio!
La assaggio, è buona, è dolciastra, e mi devo trattenere dal mangiarla così com'è col cucchiaino.
Comincio accendendo il forno e lo faccio scaldare fino a 200 gradi almeno per una mezz'ora prima di infornare.
Poi scaldo un po' d'acqua e ci metto l'uvetta a rinvenire. C'è chi la mette nel liquore, ma a me sinceramente di solito non piace l'accoppiata dolce e liquore, quindi evito.


Ora facciamo un po' di autocritica.
Siccome sono un cuoco dell'ultim'ora, (leggasi: una pippa) mi mancano un sacco di utensili. Giuro sul dio della Buona Cucina che li comprerò, ma per ora mi arrangio con quello che ho in casa.


Primo problema: ero sicuro di avere il setaccio per la farina, invece no, non ce l'ho. Metto la farina in una zuppiera e la passo con la frusta a secco prima di metter acqua, sperando che si convinca a non far grumi. Si convince, a fatica ma si convince.


Secondo problema: le noci sono intere! Ne servono 80g ed io non ho lo schiaccianoci. Che tragedia.. Mi tocca fare all'antica, ne prendo 2, e le stringo nel pugno emettendo l'urlo di Chen che terrorizza l'occidente: una si rompe e una no.
Vado avanti così ad libitum stando attentissimo a non unire mallo e guscio, che se qualcuno si spacca un dente mi becco pure una denuncia.


Terzo problema, non ho la teglia ramata da 40cm di diametro. 


Ora cari lettori potreste pensare: ma se non hai un cavolo, perché non te lo compri bell'e fatto 'sto castagnaccio? E no amici miei, dove starebbe allora l'ingegno umano, se ridotto a seguire pedissequamente una ricetta già scritta, provata e riuscita, in teglie perfette e utensili fatti apposta all'uso?


Io ho 1 teglia da ciambellone classica più altre 2 sempre di alluminio da torta. Improvvisamente l'idea di avere tre castagnacci invece che uno, mi sembra geniale.


Vabbè, cuciniamo. Aggiungo l'acqua alla farina, ma poco per volta e sempre mescolando con la frusta (elettrica), i primi grumi si formano (ecco, lo sapevo, lo sapevo..), ma poi se ne vanno (menomale!) e alla fine l'impasto risulta liquido, ma non troppo, diciamo tipo lo yogurt della yomo. Aggiungo la presa di sale e mescolo ancora.
Arriva il momento della frutta secca: metto i 2/3 dei pinoli, dell'uvetta che prima ho tolto dall'acqua e strizzato. Il resto lo tengo da parte per guarnire la superficie alla fine. Le noci che una volta sbucciate ho tritato in modo grossolano, si, sempre con le mani, (..che domande!) invece le metto tutte.
Mescolo ben bene il composto e lo faccio riposare un po', diciamo un 15-20 minuti. Dicono faccia bene. Mah...





Ora prendo le teglie e distribuisco l'olio. Se, come dovrebbe essere, ne avete una sola, mettete tutti e sei i cucchiai sul fondo, poi muovete la teglia per far andare l'olio anche sui bordi.
Alternativamente si può usare la carta da forno, bagnata e con attenzione adagiata sulla teglia, e poi l'olio, ma io, che sono superiore, non ce l'ho messa, che 'sti ausili tecnologici sono da cuoco fighetto. 
Poi ho litigato col castagnaccio che non voleva venir via, il bastardo, ma questa è un'altra storia...
Fatto ciò, versate l'impasto nella teglia con l'olio e appianatelo bene con un cucchiaio. in teoria dovrebbe essere alto 1cm o due. Decorate la superficie con uvetta, pinoli e gli aghi di rosmarino freschi, e infine mettete un altro po' d'olio sempre sulla superficie, spruzzandolo uniformemente.
Si, effettivamente c'è un bel po' d'olio tutto intorno all'impasto, ma non vi preoccupate, va bene così.
E' il momento di infornare! Temperatura sempre a 200 gradi, cottura 50 minuti, o anche di più, comunque togliete il tutto quando la superficie si spacca come la terra del deserto, e i pinoli si dorano. Nota: non vale troppo ne la prova del taglio per vedere com'è dentro, ne quella dello stuzzicadenti, come nelle normali torte, perché il castagnaccio è bagnato di suo e poi si rapprende nel dopo cottura.
Il castagnaccio cotto va tolto dalla teglia, e messo su legno a riposare perchè si asciughi e si compatti bene, quindi: giù le mani, assaggiatelo dopo una mezz'oretta almeno!




Ora non resta che mangiarlo!
Buon appetito!!